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5a Domenica di Quaresima

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bibbia Ger 31,31-34; Sal 50; Eb 5,7-9; Gv 12,20-33

Avvicinandoci alla Pasqua, i discorsi di Gesù riguardo alla sua morte si fanno sempre più chiari ed espliciti. Gesù sapeva di andare a morire. Da cosa lo aveva capito? Probabilmente dalla crescente ostilità che vedeva attorno a sé, unita a quel senso di «turbamento» di cui parla il Vangelo di Giovanni. E infine sapeva che l’amore, quando è vero amore, è disposto a perdersi, per amore dell’amata. O sei disposto a morire per chi dici di amare, oppure non ami.
Si avvicina anche la festa della Pasqua, quando, come ogni anno, celebreremo nuovamente la Passione, la morte e la gloriosa risurrezione del Signore.
Quest’oggi vogliamo soffermarci su un particolare del Vangelo. Gesù ha paura. Gesù vorrebbe che il Padre lo salvasse dall’ora della morte. È un particolare a cui forse non si presta dovutamente attenzione. Noi conosciamo molto bene questo sentimento, ma fa sempre una certa impressione pensare che anche Cristo, il Figlio di Dio fatto carne abbia provato questo sentimento. Ma, se ci pensiamo bene, avere paura non è segno di viltà o del fatto che uno è «meno uomo degli altri». È vero proprio il contrario. È proprio quando hai paura, che sei veramente uomo. Lo sperimentano coloro che cercano di superare la paura dell’esistere con la droga o con il vino. Devono perdere il controllo di sé, devono uscire da se stessi, per non provare più paura. In una parola, occorre non essere uomini, per non avere paura. E invece Cristo è uomo. In pienezza. Il mistero dell’Incarnazione, che contempliamo nel Natale, trova il suo massimo splendore nell’ora della paura e della morte.
Tuttavia dobbiamo anche aggiungere che, se è vero che Cristo ha sperimentato su di sé la paura umana, egli non si è fermato ad essa. La paura per Cristo è stata reale, ma non la parola finale della sua esistenza. È stato tentato di chiedere la Padre suo celeste di «salvarlo da quell’ora», ma ha combattuto la tentazione e ha scelto di andare incontro alla sua morte, perché «sia glorificato il nome del Padre».
La Parola di Dio quest’oggi ci consegna dunque una duplice «buona notizia». Anzitutto ci assicura che la paura è sentimento umano, che non dobbiamo temere o vergognarci delle nostre paure, delle nostre titubanze. E la seconda parola di speranza ci assicura che la paura può essere vinta dall’uomo, se egli si affida ad un progetto più grande di lui, ad un progetto che lo precede, ad un progetto che è la misteriosa ma benevola volontà di Dio. Il Vangelo di Giovanni chiama questo affidamento dell’uomo a Dio col nome di «glorificazione». Potremmo infatti chiederci: se, come crediamo e professiamo nel Credo Dio è onnipotente e creatore di tutto ciò che esiste, che cosa può dargli gloria? Che cosa può aumentare lo splendore della sua persona?
Ci aiuta a intuire una risposta la fine dolorosa di molti potenti della storia. Costoro avevano magari tutto il potere, il denaro, il successo, ma si sono trovati, alla fine dei loro giorni, vuoti, soli, abbandonati da tutto. Perché si può comprare tutto nella vita, ma non si può comprare l’amore. Dio, che può tutto, ha scelto di creare un essere libero, l’uomo, e di attendere il suo libero e spontaneo amore. E il Signore Gesù, fattosi uomo per insegnare all’uomo come dare gloria a Dio, superando la sua paura e consegnandosi fiducioso alla morte sulla croce, ci ha donato l’esempio più alto di affidamento al Padre. Ci viene allora alla memoria una famosa frase di un Padre della Chiesa, sant’Ireneo: «La gloria di Dio è l’uomo vivente». Dà gloria a Dio, potremmo interpretare, l’uomo che vive, che sperimenta tutti i sentimenti propri dell’uomo e che, proprio a partire dalla sua condizione creaturale, si apre con fiducia al progetto che Dio ha sulla sua vita.


Buon cammino di quaresima
donTommy

ps: a prestissimo!
donTommy, 29/03/2009 21:13