7a Domenica di Pasqua
At 7,48-57; Sal 26; Ef 1,17-23; Gv 17,1b.20-26Il grande desiderio di Dio L'intero capitolo 17 del vangelo di Giovanni è costituito da una lunghissima preghiera che è anche un testamento spirituale. Noi che siamo persone che fanno spesso fatica a pregare, sappiamo bene che quando la preghiera sorge spontanea in noi è perché essa nasce dai desideri e bisogni più grandi che dimorano nel nostro cuore. Anche se Gesù trascorreva ore e notti in preghiera, oso immaginare che se proprio questa preghiera è stata trascritta, essa contenga proprio i Suoi desideri più profondi. Qual è il desiderio più grande di Dio? Che diventiamo come Lui, cioè come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Dio, attraverso Gesù, ci rivela il desiderio più grande del Suo cuore: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola (v.21)... Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità (v.23)... voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io (v.24)... ». Dio desidera che diventiamo una sola cosa con Lui e in Lui. Credo non esista desiderio più grande anche nell'essere umano quando ama per davvero: diventare un solo essere con la persona che ama. Così Dio. Ancora una volta ci scopriamo profondamente somiglianti a Lui, perfino nei desideri più intimi del nostro cuore. Sarà proprio questa unità con Dio e in Dio il grande segno che manifesterà nuovamente e definitivamente al mondo che Dio è Amore. Come si trova questa unità? Beh, parto da un esempio forse stupido: se dovessi condire l'insalata mettendo in un angolo solo il sale, in un altro solo l'olio e - infine - in un altro solo l'aceto, cosa otterrei se non tre forchettate immangiabili di insalata? E' solo mischiando il tutto che quella pietanza diventa gradevole... Può sembrare banale e semplicistico, ma credo che la prima regola per creare unità sia il coraggio di "mischiarsi". Nella nostra Comunità invece vigono spesso delle distinzioni tanto forti che impediscono anche solo il semplice "stare insieme mischiati"... «Io sono di questo gruppo, quello è di quell'altro... io vado alla Madonna di Lourdes, io a quella di Fatima, io a quella mi Medjugorje... Stasera c'è il Teatro di quelli della Brioche ma io non vado perché noi andiamo solo al Playback Show...» Sembra proprio di risentire i ritornelli che facevano tanto arrabbiare Paolo con i Corinzi: «Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: "Io sono di Paolo", "Io invece sono di Apollo", "E io di Cefa"...» (1Cor 1,12). Proviamo a scoprire la ricchezza delle diversità e delle differenze mettendole assieme, a constatare che da soli si è sempre poveri e incompleti, che un solo modo di vivere la fede e il proprio essere cristiani è insufficiente e non è edificante... Si prega tanto per l'unità dei cristiani intendendo sempre chiedere a Dio la riconciliazione tra le grandi confessioni cristiane (Ortodossi, Cattolici, Protestanti, Anglicani...). Credo che ci sia da pregare prima ancora e molto di più per la riconciliazione a partire dalle nostre famiglie e dalle nostre Comunità, perché non stiamo annunciando per nulla l'Amore di Dio. Dio è Amore e unità in se stesso, e non potremo essere un vangelo vivente finché non avremo nel cuore il Suo stesso desiderio di unità e di Amore che si configura nell'essere una cosa sola, finché non proveremo a mettere in atto azioni di tentativi di unità, fosse anche solo il semplice "mischiarsi" e apprezzare reciprocamente la ricchezza della diversità. donP, 22/05/2010 09:05 |






