3a Domenica dopo Pentecoste
Gen 3,1-20; Sal 129; Rm 5,18-21; Mc 1,20-24b«Peccato VS Grazia: 0-1» Il titolo di questa riflessione l'ho scelto "stile mondiali di calcio". Mi è venuto così, in maniera simpatica, rileggendo la frase di S.Paolo «dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia». Credo che non sia facile per nessuno di noi credere profondamente in questa affermazione, perché spesso il peso delle nostre colpe e il buio dei nostri limiti ci sembrano prendere il sopravvento su ogni cosa... Quante volte mi è capitato di "lottare" in confessionale, con delle anime convinte che nemmeno Dio poteva più fare nulla per loro! E' davvero difficile credere in Gesù Cristo, ovvero credere che davvero Lui ci possa salvare. Mi piacerebbe arrivare alla fede di quel lebbroso in Mt 8,2 che disse a Gesù: «se tu vuoi, puoi sanarmi» (la nuova traduzione ha cambiato in "puoi purificarmi", includendo in maniera ancora più forte l'aspetto spirituale della guarigione operata da Gesù). Ma la Parola di Dio di questa domenica di aiuta a capire la strada da percorrere per entrare in questo mistero di vittoria della Grazia sul peccato. La prima lettura ci presenta in modo mirabile e sapiente l'origine di ogni peccato: il dubbio sulla bontà e la buonafede di Dio. Dio viene visto più come un contendente che non come Colui che ha voluto condividere tutto con l'uomo. Il tentatore lo presenta come geloso della sua Divinità... (quante volte dovremo rileggerci lo stupendo inno di Filippesi 2,6-11 per capire nella kénosi di Gesù, nel suo spogliarsi e abbassarsi fino a noi che Egli è tutt'altro che geloso della sua Divinità!). L'uomo pretende di fare senza Dio. Nel Vangelo viene presentato un uomo nuovo (anche se Paolo identifica Cristo col "nuovo Adamo", nella liturgia di oggi - senza fare appropriazioni indebite - possiamo dire che tale qualifica sia applicabile anche a Giuseppe), un uomo che si fida totalmente di Dio, che si abbandona ciecamente alla Sua volontà. Peccato è voler fare da soli, voler essere Dio, Grazia è lasciarsi plasmare da Dio, lasciare che sia Lui a guidare la nostra vita. Anche in Gesù la Grazia ha trovato un ampio letto dove far scorrere le Sue acque, proprio attraverso la totale confidenza del Figlio nel Padre, il totale abbandono alla Sua volontà: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!» (Mt 26,39). Se vogliamo che vinca la Grazia, ancora, ogni giorno, occorre che ci affidiamo totalmente alla volontà del Padre. Adamo, appena risvegliato dal sonno in cui Dio l'aveva posto per donargli Eva, imboccò la strada egoistica della ricerca di se stesso... invece «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore». Il primo Adamo causò la separazione tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo... Giuseppe, precorrendo la strada del Nuovo Adamo, Cristo, ha ricongiunto il cielo alla terra. Mi auguro che, grazie a questa Parola, possiamo capire ancora meglio la frase che preghiamo ogni giorno nel Padre nostro e che è stata messa come sottotitolo del Grest ormai alle porte: Come in cielo così in terra; Dio è sceso in terra per fare il primo passo di questo ricongiungimento, ora tocca a noi risollevare un poco la terra perché tocchi nuovamente il cielo. donP, 15/06/2010 23:03 |






