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9a Domenica dopo Pentecoste

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bibbia 1Sam 16,1-13; Sal 88; 2Tm 2,8-13; Mt 22,41-46

«Non conta quel che vede l’uomo»
Nel bel mezzo del nostro vivere quotidiano dove conta solo l'apparenza, questa affermazione di Dio a Samuele ha lo stesso effetto di una desiderata doccia fresca in mezzo alla tremenda calura estiva di questi giorni.
Noi siamo figli del televisivo, dell'apparire, della "prova costume", della moda, del sensazionale, dello scandalistico... occorre sempre emergere sopra al gruppo per sentirci "qualcuno".
Dell'interiorità non si cura più nessuno, anzi la si scaccia come fastidiosa e greve: soprattutto quando ci richiama alle cose importanti la schiacciamo come fece Pinocchio col grillo parlante.
«L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Quello che mi chiedo è se abbiamo così voglia che Dio veda dentro il nostro cuore oppure no.
Il cuore (nel significato ebraico del termine) è il centro vitale in cui s'imbastiscono i rapporti con le cose, con gli altri, con Dio.
Saul era stato scartato proprio perché duro di cuore. Davide viene scelto al suo posto perché il suo aspetto gentile e gli occhi puri lasciavano intuire una profonda bellezza interiore.
Saul e Davide sono un po' i due volti della nostra umanità.
Ci ritroviamo in Saul quando, pietrificati dall'avidità e dall'orgoglio, ci scagliamo contro tutto ciò che in qualche modo ci richiama alla verità di noi stessi. Sopraffatti dalla tristezza, proprio come Saul, rimaniamo in balia della nostra fragilità spirituale e fisica divenendo cupi e sospettosi, gelosi e invidiosi, pronti all'ira e incapaci di gratuità.
Quanto è bello piuttosto essere gentili d'aspetto e di puri di cuore, limpidi semplici come Davide. Così è quando lasciamo che lo spirito del Signore si posi su di noi irrompendo nelle profondità del cuore fino a renderci audaci e forti, come lo sarà Davide dinanzi alla sfida del gigante Golia. Una sfida giocata e vinta non sulla forza, ma sulla fiducia in Dio, in nome suo. In una parola, "il Signore era con lui" – annota la Scrittura, sintetizzando così le qualità del giovane scelto da Dio per regnare sul suo popolo.

Come esercizio contemplativo, ponendo dinanzi a noi come uno specchio la Parola del Vangelo, potremmo guardare alla nostra interiorità. Cosa cogliamo? Intravediamo, riflessi in noi, i tratti amabili della Bellezza divina o scorgiamo ancora nelle nostre fragilità spirituali la tentazione di resistere all'amore di Dio?

Questa la preghiera che nasce dall'ascolto della Parola di Dio:

“Risvegliami, Signore, col Tuo amore.
Vigila sul mio cuore perché non si attardi inutilmente
nella ricerca spasmodica dell'apparire,
ma coltivi il desiderio dell'essere;
con la grazia del Tuo Spirito
rendimi gradito a Te,
semplice e puro”.
donP, 24/07/2010 14:02