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Eppure la gioia

Messaggio di Febbraio 2010 Stampa Crea PDF E-mail
Sì, è vero, molti hanno da dire dei preti.
"Che carattere! Non so se ci sia uno con cui non ha litigato".
"Questo è arrivato e non gli andava bene niente di quello che c'era: tutto sbagliato, tutto da rifare. Ma chi crede di essere?".
"Ha i suoi amici, si fida solo di loro. Se non sei dei suoi non ti ascolta neanche...".
"Non c'è modo di trovarlo: non ha orari, non risponde al telefono. Alla Messa arriva un minuto dopo e scappa via un minuto prima!".
Sì, è vero, anche i preti si lamentano gli uni degli altri.
"Che barba le riunioni. Parlano, parlano e non si conclude niente".
"Ci troviamo, ci mettiamo d'accordo su un programma. Poi quello va a casa, fa quello che vuole".
"Non so che cosa fa tutto il giorno: scompare e il lavoro resta tutto sulle mie spalle".
Sì, è vero, anche le novità, gli spostamenti, le decisioni pastorali suscitano malumori e lamentele.
"Queste scelte calate dall'alto a che cosa servono?". Chi sa? forse servono ad accontentare l'altro che protesta.
"Insomma i capi ci devono dire che cosa vogliono".
"Ecco: sono qui, non sono parroco, non so che cosa sono, non so che cosa posso decidere e che cosa no", come se al momento dell'ordinazione qualcuno avesse promesso una carriera, un potere e la firma su un conto ben fornito.

Eppure, quando sono finite tutte le parole, quando anche l'ultimo che aveva da pretendere o criticare se n'è andato, i preti sono sorpresi dalla gioia. Nei momenti più impensati, in modo imprevedibile, la gioia li invade. Qualche volta è il momento solenne della consacrazione, quando il sospetto di essere inutile si dissolve: "forse non sono riuscito a niente, eppure ecco, posso dare il pane della vita". Qualche volta è l'istante di una confidenza che invoca perdono: "vengono da me, che sono un povero peccatore, e si confidano e si trasformano e diventano santi". Ma la gioia li sorprende talora anche nella frenesia degli adempimenti, anche nell'esasperazione di tensioni e incomprensioni: improvvisamente si fa strada la gioia!

Nell'anno sacerdotale, io non so che cosa la gente possa fare per i sacerdoti: averli cari, certo! Pregare per loro, certo! Essere d'aiuto, certo! Evitare critiche inutili e pretese sgarbate, certo! Ma forse, si potrebbe pensare una festa per i preti che non sia uno di quei pranzi esagerati e noiosi. Si potrebbe celebrare una festa più esigente e originale. Per esempio andare da un prete e dirgli: "Dammi un po' della tua gioia. Non lasciarmi andar via senza speranza".

Io credo che la gioia dei preti sia come una luce. Se riuscissimo a vederla, se aiutassimo un po' a togliere le cianfrusaglie che la nascondono, credo che ne resteremmo abbagliati. I preti per primi.

Don Mario il Vicario

E' possibile contattare don Mario Delpini: Piazza Fontana, 2 -20122 Milano
02.8556.209;